Manifesto

INTRODUZIONE

La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è un’iniziativa personale di Antonio Tombolini.
Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – lo Slow Reading – che, con l’avvento del digitale, rischia l’estinzione.
Con lo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono:  i libri.
I libri intesi come contenuti da fruire lentamente, in contrasto con la tendenza alla fruizione veloce velocissima, allo zapping, al rimbalzo frenetico da un contenuto all’altro che il digitale e la rete hanno reso d’un tratto così agevole.

Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

CHE COSA È IL LIBRO?

Ai fini dello Slow Reading Manifesto, ci piace riprendere la definizione di ‘libro’ fornita da Kevin Kelly:

A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end. In the past a book was defined as anything printed between two covers. A list of telephone numbers was called a book, even though it had no logical beginning, middle, or end. A pile of blank pages bound with a spine was called a sketchbook. It was unabashedly empty, but it did have two covers, and was thus called a book. Today the paper pages of a book are disappearing. What is left in their place is the conceptual structure of a book — a bunch of text united by a theme into an experience that takes a while to complete. (…)
Might the unit of the universal library be the sentence, or paragraph, or chapter article instead of a book? It might. But there is a power in the long form. A self-contained story, unified narrative and closed argument has a strange attraction for us. There is a natural resonance that draws a network around it. We’ll debundle books into their constituent bits and pieces and knit those into the web, but the higher level organization of the book will be the focus for attention — that remaining scarcity in our economy. A book is an attention unit.

[Un libro è una storia conclusa in se stessa, un ragionamento, o un’unità conoscitiva che richiede almeno un’ora per essere letto. Un libro è completo, nel senso che contiene un inizio, un nucleo centrale, e una fine. In passato veniva definito libro qualsiasi cosa stampata tra due copertine. Una rubrica telefonica era un libro, benché priva secondo logica di un inizio, un cuore e una fine. Una pila di pagine bianche rilegate veniva chiamata sketchbook (letteralmente: libro per gli schizzi, nel senso di album). Per quanto sfacciatamente vuoto, aveva due copertine, e rientrava perciò nella definizione di libro. Oggi le pagine di carta di un libro vanno scomparendo. Quel che resta al loro posto è la struttura concettuale di un libro – una certa quantità di testo tenuta assieme da un tema, in un’esperienza che richiede un certo tempo per essere completata. (…) Non potremmo porre il periodo, o il paragrafo, o il capitolo, anziché il libro, come unità elementare di una biblioteca universale? Può darsi. Ma la forma lunga ha una sua specifica forza. Una storia in sé completa, una narrativa unificata, un argomento concluso esercitano una strana attrazione su di noi. C’è come una naturale risonanza che produce una rete tutt’attorno. Possiamo spezzare i libri nelle loro parti costitutive e risaldarli nel web, ma il focus dell’attenzione si appunterà sempre sul più elevato livello di organizzazione del libro, essendo questo l’oggetto scarso della nostra economia. Un libro è una unità dell’attenzione.]

PERCHÉ LA QUESTIONE MI STA COSÌ A CUORE ? OVVERO: NOI SIAMO LE NOSTRE (MANCATE) LETTURE

Negli anni della mia giovinezza (avevo 18 anni nel 1978, per capirci) divoravo libri.
Leggevo dedicando ai libri un sacco di tempo. Quelli che mi prendevano di più li rileggevo, cercando di cogliere appieno anche ciò che alla prima lettura avevo solo vagamente sospettato.
Non c’è dubbio che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. Potrei anche nominare gli autori che mi affiancarono in gioventù, e ancora oggi accendono i miei entusiasmi: da Twain a Péguy, da Lewis ad Heidegger, da Canetti a Pirsig, da Cioran ad Agatha Christie, a Leopardi, Manzoni, Nietzsche, von Grimmelshausen, e tanti altri…
Non c’era un piano coerente nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno.
A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose così a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora.

Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading (con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.
E a dirla tutta, così come nel 1998 la passione per le cose buone à la Slow Food mi motivò a dar vita ad una delle primissime botteghe alimentari online d’Italia (Esperya.com), così poi, nel 2006, è stata la passione per le buone letture (e per i libri) à la Slow Reading a motivarmi a dar vita a Simplicissimus Book Farm, una delle primissime ebook company, non solo in Italia.

SLOW READING MANIFESTO

Lo Slow Reading rischia l’estinzione a causa dell’avvento del digitale e della rete, che sembrano spingere nell’unica direzione del Fast Reading, della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.
Non deve però essere necessariamente così, e la possibile salvaguardia del libro e dello Slow Reading non può certo darsi in chiave passatista e nostalgica, negando o pensando di poter negare proprio i fenomeni di fondo – il digitale e la rete, per l’appunto – che costituiscono l’essenza della nostra epoca.
Qui ha ragione Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo / cresce anche ciò che salva”.
È là, nel dominio del digitale e della rete, proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete.
Non si può non ammirare in questo senso la visione e il coraggio con cui Jeff Bezos motivò agli azionisti di Amazon gli ingenti investimenti richiesti dal lancio di Kindle:

Kindle è progettato proprio per la lettura lunga. Noi speriamo che Kindle, e i suoi successori, possano gradualmente e progressivamente spostarci negli anni in un mondo fatto di spazi di attenzione più lunghi, bilanciando così la recente proliferazione di dispositivi tutti dedicati all’informazione-snack.
Mi rendo conto di assumere così un tono da missionario, che vi assicuro è del tutto reale e genuino. E non appartiene soltanto a me, ma è condivisao da tante altre persone qui da noi.
Io ne sono felice, perché i missionari danno vita a prodotti migliori. (Jeff Bezos, Lettera agli Azionisti Amazon, Aprile 2008)

A quali condizioni? Si tratta in primo luogo di prendere atto della realtà: 

 

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

 

CHE FARE?

Ecco cosa io farò, invitando però tutti quelli che vorranno aderire allo Slow Reading Manifesto a fare altrettanto, e anche di più:

 

Scarica lo Slow Reading Manifesto

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