#IoLeggoSlow

Il verbo leggere ha moltissime sfumature.
Si può leggere un cartello stradale o la lista della spesa, si può leggere il foglietto illustrativo di un medicinale o una notizia sul giornale.
E poi si può leggere un libro.



Raccontaci la tua esperienza di “slow reader” scrivendo a slowreading@simplicissimus.it e seguici su Facebook e su Twitter usando l’hashtag #SlowReading o #IoLeggoSlow.

Il contributo di Angelo Ricci

“Sono un lettore delinquente, compulsivo, disorganico. Sono un lettore che affastella parole, romanzi, racconti, saggi. Sono un lettore che sottopone il suo database letterario di umano/unità carbonio a usura illimitata. Leggo, cerco, esploro, spesso non trovo, spessissimo divento ciò che leggo, quasi sempre dimentico, ma è una dimenticanza che metabolizza, che trasfigura, che trasforma e che compie queste alterazioni su ciò che ho letto e su ciò che sono, giungendo a qualcosa di altro che non conosco ancora e che forse non conoscerò né ora né mai o che forse ho già conosciuto in un passato che è diventato futuro attraverso il presente. Solo allora l’ammasso di narrazioni che disseziono muta in un universo parallelo di colori, di figure, di spettri che abitano uno spazio tempo dove le leggi della fisica non valgono più o forse mai hanno avuto valore. Sono un lettore quantistico che viaggia nel tempo di una creazione che vive per millenni e nel contempo per un nanosecondo. Esploro il Tempo di Planck di un Big Bang narrativo che esiste e non esiste, che appare e scompare, in una luce che illumina tenebre che forse sono invece luce. Sono carnefice e vittima di quella singolarità dell’occhio umano che può sottrarsi a un testo scritto solo abbassando le palpebre e me ne vanto, al pari di Borges, testimone e lettore di quella Biblioteca di Babele che alla fine, una fine che è comunque principio, appalesa al più i libri che non abbiamo ancora letto, confine estremo del viaggio del lettore, Bastioni di Orione, Colonne d’Ercole dell’avventura di chi percorre i libri. Come quelle mappe ottocentesche del mondo, in cui all’interno dei continenti figuravano aree oscure a dimostrazione di ciò che non era ancora stato esplorato, così è la mia personalissima mappa di lettore e così, in questa quantistica della lettura, leggere lento diviene il mezzo primario per comprendere quella eternità dell’infinito in cui un attimo equivale a una vita intera, in cui ogni libro diventa tutti i libri dell’universo.”

 

Massimo Lazzari e la lettura lenta

“Sono uno di quelli che vengono definiti hard reader, nel senso che leggo almeno 3 – 4 libri al mese, più o meno da quando sono in grado di leggere.
Ovviamente fino ad oggi tutti questi libri sono stati cartacei, ma da qualche mese anche io mi sono convertito al digitale.
La scelta è stata guidata dal fatto che, trovandomi a dover promuovere un libro digitale, ho pensato che sarebbe stato opportuno diventare io per primo un lettore digitale. Altrimenti mi sarei sentito come un astemio che prova a vendere una bottiglia di vino.
Quello che ho scoperto da questa conversione è che in realtà il libro digitale non è in competizione con il libro cartaceo, anzi è un suo straordinario alleato perché amplia il numero di potenziali lettori e le occasioni di lettura.
I concorrenti del libro cartaceo sono sempre i soliti: la televisione, i social network, le riviste frivole.
Se iniziamo a vedere le cose da questo punto di vista, allora è inevitabile pensare che un libro è un libro, indipendentemente dal suo formato.
E un libro è sempre stato, e sempre sarà, il modo migliore di investire il tempo libero.
Parola di lettore, e di scrittore.”

 

Marco Valenti, lettore slow

“Non ho mai smesso di leggere e di leggere tanto anche se oggi sono diventato un lettore spesso lento, di una lentezza della quale faccio un vanto.
Mi spiego. Provo ad articolare meglio con alcune considerazioni.
Se sto leggendo un giallo di Lansdale, o di Ellroy o dalla Vargas o dei tantissimi autori del genere che amo, sono preso dalla trama, mi diverto e cammino velocemente per sapere come va a finire; se non sto leggendo letteratura di genere ho voglia di riflettere su molte delle frasi o delle pagine che sto leggendo. Ho bisogno di elaborare, di tornare indietro, di sottolineare con la matita; in qualche caso mi servono pause per lasciare decantare quel che ho letto prima di proseguire la lettura.
Sono contento, per esempio, di essermi preso due intermezzi tra i tre libri di “Trilogia della città di K” ed è con fierezza che affermo di aver impiegato alcuni mesi a finire il “Viaggio al termine della notte” di Céline. Erano tempi giusti che quei libri si meritavano. Non ci sono riuscito con “La signora Dalloway” di Virginia Wolf perché ha una scrittura talmente unica che rendeva impossibile uscire da una fascinazione ipnotica dall’inizio alla fine. Quando però mi capitò di vedere il film “The hours” e successivamente mi andai a leggere il libro “Le ore” di Michael Cunningham non ho potuto evitare di leggere di nuovo, più lentamente, il libro della Wolf. Ovviamente il trittico film-libro-libro è qualcosa che non posso che consigliare a chiunque.
Quel che intendo dire è che ci sono libri che non si possono tracannare ma vanno sorseggiati per assaporarne più aspetti possibile e al meglio. Se qualcuno riesce a cogliere tutto il bello di un paesaggio correndo ad altissima velocità con una macchina da corsa chiarisco che ha tutta la mia stima e considerazione. Semplicemente io non ho questa capacità.
Confesso che per un bel po’ la frase “ho letto il tuo libro tutto d’un fiato”, quando mi è stata rivolta, mi ha lasciato in testa una serie di domande su quanto dei miei intenti fosse arrivato a destinazione. Poi, come ho detto sempre, un libro è di chi lo legge. È anche vero che se sono bravo quel che voglio che arrivi deve avere gambe forti e saper arrivare.
Mi fanno sorridere, comunque, e non mi persuadono quegli articoli che consigliano i lettori su come fare a tenere una media altissima di libri letti per anno e non sono interessato a gareggiare al gioco “chi legge di più ha vinto”.
Le sfide di lettura. Qual è la tua “Challenge” quest’anno? Sessanta libri? Cento libri? Diecimila pagine?
Ma viva lo Slow Reading!
Mi fanno sorridere anche quelli che copiano i commenti dei libri e li postano nel web facendo finta che siano loro elaborazioni originali.
Quello che invece mi dispiace sinceramente è il fatto di avere delle fasi in cui l’esercizio della scrittura mi impedisce di leggere. Un limite. Una scelta forzata.
Rimane vero che ho passato i cinquanta e ci sono molti libri che mi spiace di non aver ancora letto. Però ci sono luoghi che non ho visitato e persone che non ho conosciuto. Conto di rimediare per quanto posso.

 

Michele Marziani e lo Slow Reading
Lo scrittore rimininese racconta la sua esperienza

“La prima volta che ho sentito parlare di Slow Reading ero in Sicilia, su una strada di montagna, vicino a Vizzini, il paese di Verga. Vagavo in auto su una strada nebbiosa tra i boschi e ascoltavo Fahrenheit, il progamma di Radio Tre. Guardavo i luoghi che avevano dato i natali a Mastro Don Geusaldo, pensavo agli scrittori siciliani quando sento la voce di Antonio Tombolini con il quale avevo lavorato in un’altra vita. Lo sento parlare di libri e penso “guarda il furbastro, lui che fa gli ebook che sono i nemici dei libri”. E invece lo sento raccontare e mentre racconta mi convince che il problema non è il supporto – la carta, il digitale – ma sono il rumore di fondo, il fruscio della vita quotidiana, il bip permanente della connessione frenetica, che interferiscono con la lettura, con la vita altra che ognuno di noi si costruisce assieme ad un libro. Lassù, sull’altopiano dei Monti Iblei, ho aderito idealmente allo Slow Reading Manifesto.

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