#ioleggoslow: il contributo di Marco Valenti

Marco Valenti ci racconta la sua esperienza di slow reader.

Non ho mai smesso di leggere e di leggere tanto anche se oggi sono diventato un lettore spesso lento, di una lentezza della quale faccio un vanto.
Mi spiego. Provo ad articolare meglio con alcune considerazioni.
Se sto leggendo un giallo di Lansdale, o di Ellroy o dalla Vargas o dei tantissimi autori del genere che amo, sono preso dalla trama, mi diverto e cammino velocemente per sapere come va a finire; se non sto leggendo letteratura di genere ho voglia di riflettere su molte delle frasi o delle pagine che sto leggendo. Ho bisogno di elaborare, di tornare indietro, di sottolineare con la matita; in qualche caso mi servono pause per lasciare decantare quel che ho letto prima di proseguire la lettura.
Sono contento, per esempio, di essermi preso due intermezzi tra i tre libri di “Trilogia della città di K” ed è con fierezza che affermo di aver impiegato alcuni mesi a finire il “Viaggio al termine della notte” di Céline. Erano tempi giusti che quei libri si meritavano. Non ci sono riuscito con “La signora Dalloway” di Virginia Wolf perché ha una scrittura talmente unica che rendeva impossibile uscire da una fascinazione ipnotica dall’inizio alla fine. Quando però mi capitò di vedere il film “The hours” e successivamente mi andai a leggere il libro “Le ore” di Michael Cunningham non ho potuto evitare di leggere di nuovo, più lentamente, il libro della Wolf. Ovviamente il trittico film-libro-libro è qualcosa che non posso che consigliare a chiunque.
Quel che intendo dire è che ci sono libri che non si possono tracannare ma vanno sorseggiati per assaporarne più aspetti possibile e al meglio. Se qualcuno riesce a cogliere tutto il bello di un paesaggio correndo ad altissima velocità con una macchina da corsa chiarisco che ha tutta la mia stima e considerazione. Semplicemente io non ho questa capacità.
Confesso che per un bel po’ la frase “ho letto il tuo libro tutto d’un fiato”, quando mi è stata rivolta, mi ha lasciato in testa una serie di domande su quanto dei miei intenti fosse arrivato a destinazione. Poi, come ho detto sempre, un libro è di chi lo legge. È anche vero che se sono bravo quel che voglio che arrivi deve avere gambe forti e saper arrivare.
Mi fanno sorridere, comunque, e non mi persuadono quegli articoli che consigliano i lettori su come fare a tenere una media altissima di libri letti per anno e non sono interessato a gareggiare al gioco “chi legge di più ha vinto”.
Le sfide di lettura. Qual è la tua “Challenge” quest’anno? Sessanta libri? Cento libri? Diecimila pagine?
Ma viva lo Slow Reading!
Mi fanno sorridere anche quelli che copiano i commenti dei libri e li postano nel web facendo finta che siano loro elaborazioni originali.
Quello che invece mi dispiace sinceramente è il fatto di avere delle fasi in cui l’esercizio della scrittura mi impedisce di leggere. Un limite. Una scelta forzata.
Rimane vero che ho passato i cinquanta e ci sono molti libri che mi spiace di non aver ancora letto. Però ci sono luoghi che non ho visitato e persone che non ho conosciuto. Conto di rimediare per quanto posso.

Se vuoi raccontarci anche tu la tua esperienza scrivi a slowreading@simplicissimus.it